Ogni educatore non ignori la neurosentinella amigdala!

L’ammonimento del biblico profeta Osea: “Chi semina vento raccoglie tempesta”, vale anche per l’educatore. che dovrebbe essere in grado di evitare interazioni con lo stato dell’Io Genitore Critico (v. la locuzione dell’Analisi Transazionale: stati dell’Io).

Per la sopravvivenza, ogni vivente, più visibilmente nel mondo animale, si trova come in un perenne stato d’allarme, tanto più quanto meno alternative ha per evitare un pericolo: si pensi alla prontezza reattiva degli insetti alati. Nell’apparato neuro-psichico umano lo stato di allerta viene attivato, all’occorrenza, mediante l’amigdala, facente parte del sistema d’allarme, alias centro della paura, che scatena reazioni di lotta o di fuga. Per inciso, ove queste due reazioni vengano bloccate, le relative quote bioenergetiche mobilitate, se non verranno sufficientemente e altrimenti smaltite, si rischierà il loro accumulo patogeno (v. fenomeni da overloading).

Il cucciolo d’uomo, che si trova naturalmente in una condizione di “fisiologica insufficienza dell’Io”, quindi di massima vulnerabilità, si mostra tanto più appagato, quanto più si trovi a contatto con la madre come parte rassicurante di sé,  percependo la sua presenza,  anzitutto con l’olfatto. Ogni interruzione di tale rassicurante rapporto rischia di allarmare il centro della paura (l’amigdala) e sopperisce, fino a un certo punto, il ciucciotto (v. pure oggetto transazionale).

Il distacco, inteso come processo verso un’autonomia socializzata (non alienante), potrà avvenire molto gradualmente: il passaggio da un equilibrio relazionale a un altro che non  comporti una perdita dei vantaggi precedenti, costituisce una fondamentale condizione di crescita eco-psico-sociale.
Le prestazioni parentali catalizzanti le potenzialità evolutive del/la piccolo/a, aiutando lo sviluppo della “fiducia di base” (Erikson),  come ben costruite fondamenta di una casa, costituiscono una preziosa premessa per la costruzione della personalità e lo sviluppo delle sue  valenze relazionali.

Un’assenza dell’accudente sarà tanto meglio tollerata quanto più affermata sarà la fiducia e quanto più il piccolo avrà appreso che la sua  parte rassicurante sia in qualche modo presente,  disponibile e pronta a ripresentarsi a un suo minimo cenno: Freud vide come simbolo materno l’oggetto che un bambino di un anno e mezzo, giocando, faceva scomparire e riapparire ripetutamente (v. coazione a ripetere), una specie di allenamento per l’Io per sopportare le momentanee assenze della madre?

Poiché, a dirla con l’autore  della “Gerusalemme Liberata”, Torquato Tasso: “…  l’aspettar del male è mal peggiore forse che non parrebbe il mal presente”, nell’apparato neuro-psichico del/la  piccolo/a, avvengono particolari reazioni. Non sopportando un’ansiogena assenza della madre vissuta come perdita della sua parte protettiva, quindi esasperante  la sua sensazione di vulnerabilità, non potendo né fuggire né lottare e neanche comunicare verbalmente il proprio stato di disagio, come rischiando, in extremis, il tutto (all’insegna di: o la va o la spacca!), scattano comportamenti provocatori, al fine di verificare una volta per tutte se  quella persona di cui si fida(va) sia ancora dalla sua parte oppure contro, per cui cui dovrà difendersi, magari, lanciando una specie di S.O.S, mediante un  pianto disperato.     

In definitiva, chi è nel ruolo di accudente o/e di educatore, dovrà essere in grado di decodificare messaggi “in codice” dell’accudito, in vario modo veicolati (v. pure  sul sito l’intervista che rilasciai a Daniele Passanante: “Capricci come messaggi”).