Il senso di giustizia nelle altre specie

Anzitutto, sembra opportuno inquadrare l’argomento particolare del diritto alla salute,  secondo l’accezione più ampia di benessere, nella questione generale del Diritto.

Senza pretendere di affrontare una minuziosa analisi antropologico-culturale ed etologica (per le altre specie), se ci chiediamo quali siano i più comuni oggetti del contendere tra i viventi, appare abbastanza evidente che le ragioni per le quali si attivano processi di attacco e difesa inter-individuali e tra gruppi (branchi ecc.), riguardino questioni generalmente connesse con l’istinto di conservazione dell’individuo e della specie.

Questo, a sua volta, può interessare:
il corpo fisicamente inteso;
la personalità nel suo insieme somato-psichico;
i familiari;
i beni.

            Non occorreranno particolari argomentazioni per dimostrare che, “Dal dì che nozze, tribunali ed are // diero alle umane belve esser pietose // di sé stesse e altrui…”, gli oggetti (i diritti) appena elencati siano tutelati da norme codificate di ogni popolo e costituiscono materia che accende conseguenti contenziosi.
            Nei beni è compreso l’ecosistema: il territorio d’insediamento per gli animali, l’abitazione e il posto di lavoro per gli umani. Anche la proprietà terriera è da considerarsi equivalente del territorio dal quale gli animali si procacciano il cibo pascolando o cacciando. Per gli umani, il territorio ha un significato molto più ampio e può comprendere perfino i campi di competenza (simbolizzati) burocratica, professionale, scientifica.

Come si vedrà fra poco, tra le istanze istintuali di difesa, è compresa la lotta per la leadership, che nella nostra specie assume spesso connotati di potere nell’accezione più negativa sino alla prevaricazione gratuita e violenta.

A parte l’evoluzione che degenera in quest’ultimo senso, di primo acchito, la tendenza alla leadership potrebbe apparire diversa dalle altre più chiaramente connesse con l’istinto di conservazione di cui si è detto sopra, ma l’osservazione etologica più approfondita consente di appurare che anche essa trae origine da esigenze vitali per i componenti una collettività, che si tratti di un branco, di un gruppo o di una società umana.  In effetti, ogni capo viene delegato dai componenti una collettività per svolgere compiti che tutelino i loro interessi, vale a dire quelli che riguardano i diritti connessi con la conservazione e l’ottimale affermazione e sviluppo individuale e sociale.

Il senso di giustizia nel mondo animale

Per rendere più evidenti le radici biologiche del Diritto, si riportano qui di seguito le ventiquattro istanze connesse con i modelli comportamentali di base (Primal Patterns of Behavior) individuati da Paul MacLean (“A Mind of Three Minds: Educating the Triune Brain”), già direttore di uno dei più prestigiosi dipartimenti per lo studio comparato del cervello: il Department of Health, Education, and Welfare del National Institute of Mental Health (Bethesda, Maryland, US.A.): 
1) Selection and preparation of homesite,
2) Establishment of territory
3) Trial making
4) “Marking” of territory
5) Showing place-preferences
6) Patrolling territory
7) Ritualistic display in defence of territory, commonly involvilng the use of coloration and adornments
8) Formalized intraspecific fighting in defence of territory
9) Triunphal display in succesful defence
10) Assumption of distinctive postures and coloration in signaling surrender
11) Foraging
12) Hunting
13) Homing
14) Hoarding
15) Use of defecation post
16) Formation of social groups
17) Establishment of social hierarchy by ritualistic display and other means
18) Greeting
19) “Grooming”
20) Courtship, with dislpays using coloration and adornments
21) Mating
22) Breeding and, in isolated instances, attending offspring
23) Flocking
24) Migration.


         A questo punto occorre illustrare brevemente la teoria dei tre cervelli (*).
La Scuola del suo autore, Paul MacLean, ha riscontrato che nel corso dell’evoluzione filogenetica il cervello non perde le acquisizioni precedenti, per cui il cervello umano si trova ad avere nel livello di organizzazione più antico, nel cosiddetto Cervello da rettile o Rettiliano o Complesso, i modelli comportamentali di base che questo organo aveva acquisito sin dalla specie dei grandi rettili.

Come si può evincere dall’esame dei su elencati comportamenti, quasi tutti hanno più o meno direttamente a che fare con i rapporti sociali tra i componenti una collettività.
            Dai filmati sulla vita animale, si può anche facilmente constatare come ciascuno di essi reagisca con la lotta o, magari dopo qualche tentativo di difesa, con la fuga, non appena qualcuno minacci di ledere un suo “diritto”: sia che si tratti del territorio oppure della partner o, peggio, dei figli, per non dire degli attacchi contro il proprio corpo. 
E’ altrettanto ben noto che la posizione gerarchica all’interno di un branco, spesso dà luogo a tensioni, per cui gli animali che vivono in società hanno sviluppato una serie di rituali per governare l’aggressività intraspecifica.
              In base a quanto esposto si può ritenere che i codici del nostro ordinamento giuridico, date le accresciute esigenze umane, costituiscano un necessario complemento agli equivalenti rituali delle altre specie. Nella nostra essi si traducono nei costumi, nelle usanze e in tutti quei messaggi sociali che tendono a controllare i comportamenti dei propri simili o a finalizzarli a interessi privati o sociali come quelli del mercato.

Gli altri livelli di organizzazione cerebrale

Contribuiscono a dar luogo a una struttura composita della nostra personalità cfr. omonimo capitolo nel libro : “Ecologia psico-sociale e salute”).
             In effetti, a mano a mano che si procede nello sviluppo filogenetico, la struttura dell’organismo diviene sempre più complessa e richiede un sistema di governo altrettanto complesso. Questa funzione viene svolta dal sistema nervoso con i connessi organi di senso e sostanze che fungono da messaggeri, vale dire i cosiddetti neutro-trasmettitori o neurormoni.

E’ come se Madre natura, non riuscendo a inserire ulteriori informazioni nel patrimonio genetico contenuto dentro la cellula, si fosse inventata altre strutture in grado di: 
– memorizzare informazioni provenienti dall’esterno e che si acquisiscono con l’apprendimento, con l’esperienza;
– percepire la qualità di ogni esperienza mediante emozioni che inducono a reagire di conseguenza, essenzialmente con la lotta o con la fuga e loro equivalenti.            

Tra le reazioni equivalenti, si possono considerare i processi di difesa di ordine psico-emotivo, per esempio: il dimenticarsi (rimozione) esperienze che turberebbero il livello conscio. Lo svenimento, che interrompe ogni altra reazione, costituisce una specie di salvavita che scatta in situazioni insostenibili di emergenza.
             A partire dalle specie più evolute, al livello di organizzazione cerebrale rettiliana, si vengono a sovrapporre altri due livelli: uno, comune ai mammiferi, perciò indicato anche come Cervello da mammuth e il livello particolarmente sviluppato nell’Homo sapiens sapiens, cioè quello della Corteccia (sostanza grigia). Quest’ultima ha, tra l’altro, elaborato l’insieme di norme e di istituzioni che tutelano i diritti in questione.
              Per il fatto che ciascuno dei tre livelli di organizzazione cerebrale ha un suo proprio modo di funzionare, sia per quanto riguarda gli stimoli dall’interno dell’organismo, sia dall’esterno e nello stesso tempo sono tra di loro intimamente interconnessi, lo stesso MacLean definì il cervello umano come uno e trino (The triune brain).
                In effetti, il rettiliano reagisce secondo il meccanismo dello simolo/risposta, cioè con determinate risposte a ben precisi stimoli-chiave: si pensi ai sentimenti e conseguenti atteggiamenti e comportamenti nei confronti dei cuccioli, ma anche alle risposte erotiche nei riguardi di corrispondenti stimolazioni (messaggi ecc.). In breve esso si esprime con il linguaggio del corpo. 
               Il livello intermedio (cervello. da mammut) risponde con una gamma di emozioni, mentre quello corticale ha sviluppato un linguaggio verbale, logico, convenzionale. 

Nota (*) Per chi volesse consultare una sintetica pubblicazione in italiano, si consiglia la lettura del tascabile: “Evoluzione del cervello e comportamento umano. Studi sul cervello trino”, con un saggio introduttivo di Luciano Gallino. Nuovo Politecnico 139 Einaudi, 1994, Torino.

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