“Il problema del terrorismo non si risolve uccidendo i terroristi, ma eliminando le ragioni che li rendono tali” (Tiziano Terzani)

Fintanto che ignoreremo condizioni e fattori che determinano dinamiche transpersonali problematiche, queste proseguiranno a seminare  vittime sia come “mandanti” sia come “mele marce”, alias “pecore nere”, alias “pazienti designati”, nonché quelle di generosi personaggi celebrati come eroi.

            “Le mele marce ci sono sempre state e ovunque”, è la risposta consolatoria che ci diamo di fronte a sconcertanti crimini perpetrati da personaggi ufficialmente “perbene” o addirittura espletanti ruoli di tutela della legalità e della morale. In essa è probabilmente implicita la speranza che un tale fenomeno potrà essere ridotto al massimo o eliminato mediante una più attenta e tempestiva selezione, con l’inasprimento delle pene e assicurandone la certezza.

            Immaginiamo che un agricoltore si trovi di fronte allo strano fenomeno di una pianta di melo che suole produrre costantemente delle mele che marciscono invece di completare il processo di maturazione o, ancora, che ogni albero di una vasta piantagione di meli presenti lo stesso surreale fenomeno. Per lo meno si darebbe da fare per ottenere il finanziamento per una ricerca al fine di scoprirne  le cause. Si chiederebbe se tali cause  risiederanno nel codice genetico della pianta, oppure nel terreno o, ancora, in eventuali inquinanti ecc..

            Ebbene, da tempo immemorabile si  è notato che tante famiglie “perbene” sono afflitte da un fenomeno analogo, cioè quello della cosiddetta “pecora nera”, ma si è ancora culturalmente alquanto lontani dal recepire il ruolo in cui altrettanto inconsapevolmente si trovano incastrati gli altri membri del gruppo, in specie di quello dei familiari, ossia di “mandanti”. Sarà perché una tale  inconsapevolezza costituisce una specie di meccanismo di difesa?

            Oggi, dopo alcuni decenni di studi e pratica concernenti dinamiche di gruppi, si parla di dinamiche della formazione di un “capro espiatorio” e, per il gruppo familiare, di “paziente designato”, di amplificatore e di indicatore dei problemi della coppia genitoriale.

            Una più attenta osservazione ci farà constatare che spesso ci troviamo di fronte a una costante, ossia a una coincidenza, che appare significativamente frequente, con il clima “educativo” del gruppo di appartenenza, caratterizzato da metodi improntati alla severità, a self control,  comunque tendenti a inculcare integerrimi principi morali.  Sarà un semplice coincidenza che anche  in popolazioni dove a più rigido self control siano improntati i metodi ritenuti educativi, in effetti, disciplinari, avvengano fenomeni analoghi a quelli dell’espressione del paziente designato?
Una parte di una tale collettività svolgerebbe il ruolo di indicatore e amplificatore dei problemi degli altri componenti? Si spiegherebbero così fenomeni come quelli degli hooligans, dei black bloc, nonché delle “devianze sessuali” e  di altri paradossali comportamenti criminosi nel clero? Insomma, come se  dinamiche transpersonali di questo tipo avessero come scopo il messaggio comunicativo di problemi conseguenti a metodi contrastanti un’autentica evoluzione del progetto persona degli altri componenti.

            Per inciso, azzardo l’ipotesi che in seno alle su menzionate collettività esprimenti soggetti trasgressivi, violenti e via di questo passo, potranno essere prodotti autoctono-maticamente, oppure, come per la dinamica della gestione per delega tramite un alter ego, che si ritrova già bell’e pronto in un gruppo di estranei, non ritenuto etnicamente proprio.

            Siccome gli eccessi possono servire a evidenziare meglio il concetto, cito i metodi del Dr. Daniel Gottlieb Moritz Schreber (v. di Morton Schatzman: “La famiglia che uccide” Ed. Feltrinelli). Questo medico studioso di pedagogia, ritenendo che la decadenza dei costumi della Germania del suo tempo fosse dovuta al lassismo dei metodi educativi, fondò una sua metodica  il cui principio educativo era essenzialmente quello di vincere la volontà dell’educando imponendo comunque quella dell’educatore. Si direbbe una specie di lavaggio del cervello dei soggetti in età evolutiva, iniziando sin dall’infanzia. Dei suoi due figli maschi uno divenne schizofrenico paranoico, l’altro si suicidò, mentre per una delle sue figlie femmine pare sia trapelata la convinzione che fosse isterica, comunque con turbe mentali.

            A proposito della costante  coincidenza con l’ambiente di rigide norme educative,  potremmo pensare a corpi militari come quello dei carabinieri, la cui versione della canzonetta napoletana: “Tuppe, tuppe mariscià” negli anni ’50,  espresse in modo amaramente giocoso il fenomeno di solito indicato e quasi minimizzato dalla espressione delle “mele marce” che si trovano ovunque, perfino in funzionari della cosa pubblica, ufficialmente deputati ad assicurare la legalità, mentre essi stessi sarebbero tenuti ad essere esemplari.

            Ancora motivo di scandalo più grave, la non rara scoperta delle “mele marce” negli ambienti religiosi che perfino si “materializzano” in alti prelati.

            Vi è da rilevare che il disagio o lo stress sofferto in seno a un gruppo non sempre si esprime in modo palese come “mela marcia” o “paziente designato”, bensì rielaborato dalla psiche in una vasta serie di modalità.

            Tali modi si presentano nella realtà a volte come scelte trasgressive sconcertanti per il gruppo di appartenenza, per es. arruolandosi o aderendo a formazioni a-sociali o anti-sociali, ma pure in una prestigiosa casa regnante, oppure di nobili, facoltose e comunque prestigiose famiglie. Tra le più note, ricordo soprattutto perché appare emblematica, quella dei Capuleti e Montecchi; meno nota, ma altrettanto emblematica che ci offre pure una poco nota dinamica trans-personale,  quella della gestione o per interposta persona è in un’opera del Trittico pucciniano: “Gianni Shicchi”. Per inciso, questo ben noto truffatore della Firenze medievale, avendo turlupinato la nobile e facoltosa famiglia di Buoso Donati, parente della moglie di Dante, questi lo sbatté  nell’Inferno. La scelta coniugale, invano contrastata dalla zia razzisticamente moralista, Zita e che oggi, al lume delle attuali conoscenze psico-sociodinamiche, appare significativa, è quella del giovane nipote Rinuccio che, guarda caso, si fidanza con la figlia del disprezzato Schicchi.
Leggi severissime, quale il taglio della mano, vigenti nella Firenze medievale e tendenti a contrastare la corruzione, sono agitate come minaccioso ricatto anche da parte dello Schicchi per intimidire i Donati.

            Altre frequenti modalità espressive di analoghi sottostanti problemi, si possono riconoscere in tante somatizzazioni. In particolare mi limito a ricordare la fobia della scuola e il cosiddetto bullismo, quando questo fenomeno viene presentato da uno studente per il quale la maschera di bullo fa gioco per assumere atteggiamenti provocatori e per  scaricare la propria insostenibile tensione, che di solito si porta dalla casa paterna, mentre  magari starà volgendo il ruolo di paziente designato.

Cosa fare specialmente sul versante preventivo?

            Se non mi farò scrupolo di farmi prendere la mano dalla deformazione professionale di medico, sarei portato ad accostare la situazione della nostra società a un corpo di una persona malata. Per la medicina olistica l’affezione di un organo non è mai un processo isolato, ma vi partecipa tutto l’organismo.

            L’aspetto più preoccupante è quello che gli stessi elementi, come quelli facenti parte del sistema immunitario, deputati alla difesa possono venire neutralizzati come accade, per es.,  nell’AIDS e, addirittura, divenire patogeni per lo stesso organismo, come accade nelle malattie autoimmuni.

            Qual è la situazione nella nostra società, a quale di questi meccanismi appena accennati corrisponde?

            Sul versante preventivo occorre tenere presente che tra le origini della insaziabile, coatta sete di denaro e di potere pare ci siano carenze affettive. Personalmente, avendo avuto l’esperienza di incontrare baby sitter di famiglie ricche, esposi questa situazione in un articolo: “Poveri ricchi! Ricchezza materiale e miseria umana” che, nel maggio del 1980, venne pubblicato a pag. 6 del periodico mensile: “Il Difensore”.

            V’è sempre da tenere presente che il potere e le violente trasgressioni e quant’altro represso o rimosso, non sempre vengono gestiti in prima persona, ma per delega, ossia per interposta persona: cosi, oltre alla situazione psicologica del giovane nipote della zia Zita dal carattere perbenisticamente razzista Rinuccio, si possono spiegare i casi in cui la ragazza perbene si senta irresistibilmente attratta dallo scavezzacollo  (una specie di alter ego) e perfino (mi si passi il volo “superpindarico”) come la Germania dai costumi repressi dalla perversa pedagogia del Dr. Shreber, si sia sentita magnetizzata da Adolph Hitler &Co (v. “Perché gli eletti  potranno risultare peggiori degli elettori,” che prende spunto da quanto aveva rilevato  Wilfred Bion: in seno a un gruppo a essere espresso come leader carismatico è quello più mentalmente disturbato).

            In effetti, dal punto di vista affettivo, i bambini di famiglie i cui genitori sono “in tutt’altre faccende affaccendate”, vengono affidate a delle tate, appunto con il principale compito di evitare che i piccoli disturbino gli adulti. In proposito, in altra sede ho già rilevato come provvedimenti  come quello di ignorare  i capricci di un bambino, non tenendo conto che allorché non si sia in grado (potrà capitare anche in un soggetto anagraficamente adulto) di comunicare verbalmente un proprio stato di disagio, si potrà tendere a farlo mediante comportamenti disturbati e disturbanti, provocatori (v. “Caprici come messaggi”).

            Ora, anche dalla esperienza di psicoterapeuta, mi risulta che il denaro ha simbolicamente in comune con i genitori il fatto che sia fonte di cibo e di potere, quindi, come il cibo, si potrà configurare come oggetto transizionale. Di tale  fenomeno si dovrebbe tender conto per affrontare razionalmente il cancrenoso fenomeno della corruzione.

            La psiche usa fare di questi investimenti simbolici: l’oggetto transizionale, potrà materializzarsi persino in un pezzetto di carta da parati dell’abitazione, allorché si allontana dai genitori:  in altra sede ho raccontato l’episodio in cui il mio terzogenito, mentre lo stavo accompagnando all’asilo del mio ufficio, essendo io in ritardo, non avendogli dato tempo per  prendersi  il solito peluche-oggetto transizionale, sporse il braccino oltre la porta, che stavo chiudendo e, strappato un pezzetto di carta da parati, se lo mise in tasca. Ciò mi dette lo spunto a pensare che l’oggetto transizionale potesse configurarsi mediante qualsiasi altro, avente a che fare con l’ambiente domestico, quindi con la figura materna.

            Da questa naturale (si ricorda che anche l’apparato neuropsichico degli umani è naturalmente programmato per  la sopravvivenza e l’auto-affermazione) appropriazione alla coatta tendenza ad accumulare denaro e potere c’è tutta una serie di situazioni intermedie e ancora una volta riemerge la questione della preparazione degli educatori, per le cui prestazioni non ci si può improvvisare. Solo i genitori di altre specie possono farsi guidare dagli istinti, per l’Homo sapiens non è sufficiente il cosiddetto buon senso e neanche il tradizionale buon esempio.

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